|
In
the 80s Guzzi followed the trend of large displacement enduros by
producing the TT e
la NTX. The first
one was derived from a prototype (the V50 TS, where TS TS meant
"Tutta Strada" or "All roads"), which was basically
a street bike which could also be utilized as a light off road
motorcycle capable to be driven anywhere. The assembly line production
of this motorcycle never took place and it remained a prototype but
served as a basis to start and complete the development of the series TT (Tutto
Terreno or 'All terrains"; available as V65 and V35, more
versatile because of its light weight and size: the motorcycle had the
frame of the street versions, which could be disassembled as the other
v65 in few points; 2 into 1 exhaust, front and back disk brake and drive
shaft. The only main difference was really the front forks, a longer
fork with a 21" wheel and obviously a different setting regarding
the tank (inspired by the enduro races of that time), one longer seat, a
larger front fender and a rack in the back, one small rectangular front
light and a small fairing which got inspired by the 70s scramblers.
The
typical semi-enduro configuration was pretty successful and evolved into
a more complete dual purpose version: The NTX (where
the acronym means Nuovo Tipo X
or "new kind cross". The new series NTX (available
in 350, 650 and 750 engine configuration), was the same TT (separate
brakes, transmission, front end) but had a higher frame from the ground,
2 into 2 (the 750 model), and a new integrated fairing, more useful for
long term journeys (very similar in concept to the Honda
Transalp) rather than to enduro racing. The engine output was
decreased to 48HP to allow a better lower torque response, but the tank
was not taken from the enduro racing bikes as the TT, rather from the
Dakar bikes that Guzzi prepared (in fact Guzzi realized several Dakar
bikes based on the TT that were called Baja. Such NTX in their most
recent configurations were produced until 1994.
Besides
the 15 Baja produced for the Dakar and the Duna (which was produced as a
prototype model to follow the NTX), Guzzi also produced my experimental
motorcycle (Manichino - Italian for Mannequin as I like to call it - BTW
I have a certification of origin signed by Moto Guzzi). Such bike was
built on a new frame made of square tubes and utilizes a v35 engine. The
most salient point of the bike, which utilizes a lot of components from
the Baja, is the central monoshock. The Duna was also a Monoshock. Guzzi
was hoping to bridge to a more modern frame design and produced 2
prototype off road bikes; a Manichino to be used more as a light enduro
bike and a Duna to continue the dual purpose
trend.
|
1985 GUZZI TTc Baja
|
|
From Anima Guzzista
Un
salutone a Tutti.
Sono
Vanni e vorrei esporre quanto so a proposito della Baja:
Nella
prima metà degli anni ottanta, si presentò all’allora amministratore
delegato della Moto Guzzi Rag. Donghi un simpatico architetto
bergamasco,un certo Torri.
Questi
gli espose il suo progetto di voler partecipare alla Parigi Dakar con
una Guzzi.Sulle prime si prese del pazzo poi,avendo prospettato di voler
contribuire alle spese, fu preso sul serio.
A
quell’epoca la BMW aveva già partecipato coi suoi bicilindrici e
poteva questa essere una buona occasione per la Guzzi di saggiare il
terreno del mercato delle grosse enduro.
Trovarsi
un appassionato del settore disposto a testare gratis questo genere di
motoveicoli,fu per la Guzzi un’occasione insperata, da non perdere.
Fu
così che il Torri ebbe libero accesso al reparto Sperimentale e a sua
disposizione un bravo tecnico, il Serafino.
In
breve tempo fu realizzata una moto con sospensioni molto lunghe ,ruote
grandi artigliate e soprattutto un enorme serbatoio da 50 lt, dapprima
in acciaio poi, visto il peso, in alluminio.
Torri
prese parte alla Parigi Dakar del 1985.
Lui
e la moto si comportarono onorevolmente,specie se si tien conto che a
quei tempi Cagiva seguiva i suoi piloti con l’elicottero,mentre Guzzi
seguiva Torri col 238 aziendale guidato dal buon Serafino.Del resto,
Torri era spinto da una gran voglia d’avventura e la Guzzi voleva solo
rinfrancarsi sulla conoscenza di questo tipo di moto e verificarne la
commerciabilità.
Di
fatto, la partecipazione della Guzzi alla Dakar sia del 1985 che degli
anni successivi passò quasi inosservata salvo quella volta che Torri fu
dato per disperso.
Era
successo che alla moto,nel bel mezzo del deserto, s’erano rotti i
raggi della ruota posteriore.Nessuno aveva più notizie di Torri e la
Gazzetta dello Sport era uscita con un titolo che dava il pilota della
Guzzi per disperso.
In
realtà, il Torri si era intrufolato nella carovana dei partecipanti
travestito da arabo e vendeva accendini agli altri concorrenti! Questa
goliardata gli fruttò una mezza paginata della Gazzetta.
Tornando
alla moto,che non si chiamava ancora Baja, a Parigi fu vista
dall’importatore francese cui piacque molto, tanto da chiederne una
fornitura di 15 esemplari.
Si
ignora quanto li abbia pagati, sta di fatto che nel corso del 1985
furono costruiti 15 esemplari per la Francia più un esemplare finito al
museo, tutti denominati Baja..Totale,compresa la moto di Torri, 17 pezzi.
Dopo
questi 17 esemplari vennero approntati altri 4 o 5 modelli negli anni
successivi, diversi di anno in anno e non più chiamati Baja.
2
Baja in mano a 2 piloti francesi hanno partecipato alla Dakar del 1986.
La
prima moto della serie, quella di Torri, circola tuttora nel mandellese,
mentre una di anni successivi, col motore 4v circola a Lecco.
Le
moto usate da Torri per la Parigi Dakar erano verniciate nei colori
ispirati agli sponsors del momento, ne ricordo una beige e marrone
sponsorizzata Nef conservata in museo,un’altra sponsorizzata Gatored,
verde e arancio, un’altra ancora sponsorizzata Yokoama con tutte
quelle righine rossonere.
Su
tutte le Baja era stato montato il dispositivo di avviamento a pedale
che era stato disegnato e prodotto per la V50 in dotazione alla NATO.
Probabilmente
i ricambi , visto che si tratta di forniture militari, sono ancora
reperibili presso il magazzino ricambi Guzzi.
Ovviamente
si dovrà richiedere la pedivella della V50 Nato e poi verniciarla in
rosso.
Quattro
parole sulla moto:
Il
pezzo più notevole era il serbatoio, sia per la dimensione che per la
fattura.
Completamente
fatto a mano, cioè tracciati i componenti sulla lamiera, tagliati con
la cesoia, imbutiti con martello e incudine, venivano poi saldati a
cannello ( in ditta non c’era ancora il TIG)
Il
Daniele Lafranconi,bravissimo lattoniere, riusciva a produrne 2 la
settimana. Venne poi affiancato dal Festorazzi, ex boxeur peso massimo
campione olimpico alle olimpiadi di Roma del 1960, anchegli bravo
lattoniere. Si raddoppiò così la produzione .
Il
forcellone utilizzava la gamba destra della serie grossa per poter
montare il doppio giunto, più adatto all’ampio molleggio. La
costruzione e la saldatura delle orecchie per fissarlo alla scatola del
cambio era sempre affidata al Daniele.
La
verniciatura del serbatoio veniva effettuata senza l’uso di riempitivi
per evidenziare la bella martellatura dell’alluminio, dovuta alla
bella mano dei nostri lattonieri.
La
vernice scelta per l’occasione era la miglior vernice mai usata in
Guzzi,precisamente:
per
fasce serbatoio,fasce fianchetti, gambali, perimetro del parafango
anteriore e interno mascherina
Bianco
Glasurit 21- M - 25
Rosso
della carrozzeria Glasurit 21-F-1120.
Il
bianco dell’impianto di scarico era un bianco opaco ceramico per alte
temperature prodotto dal
Colorificio
Migliavacca.
Le
decalco sul serbatoio sono quelle della Le Mans, entrambe destre, mentre
quelle specifiche con la scritta Baja erano prodotte dalla ditta
Serigraf.
Se
ci fosse necessità di riverniciatura, suggerisco di applicare dapprima
il bianco, tracciare e incartare le bande delimitando con nastro per
elettricisti da 9 mm.che non lascia sbavature,
qundi
procedere con l’applicazione del rosso.( se si fa all’opposto, si
avranno maggiori problemi di mascheraturi, inoltre il bianco tenderà al
rosa salvo creare un forte scalino tra le 2 tinte.)
Una
volta tolta la mascheratura, si puliscono le tracce di colla, si
applicano le decalco e due mani di buon trasparente acrilico.
La
sella era prodotta dalla ditta Del Martello di Padova, ora FDM Padova.
I
parafanghi e la mascherina erano pezzi in catalogo presso la ditta
ACERBIS, leggermente adattati.
I
fianchetti erano prodotti in modo artigianale in ABS sottovuoto.
L’evoluzione
della Baja in chiave produttiva fu la NTX, prodotta in diverse
cilindrate.
E’stata
una moto onesta ed anche un discreto successo commerciale, specie nella
versione per polizia ed enti pubblici. Però, è un po’ come
confrontare la Bellucci con la Litizzetto!
Ho
una foto della Baja scattata a quei tempi in Guzzi , ma sono in
difficoltà su come postarla.
Concludo
complimentandomi per l’acquisto con Guzzibaja e un salutone a tutti
Ciao
Vanni
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|